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Centro culturale Molino

Le vicende della "casa dei maestri".

La famiglia Centomo.

L’iniziativa di far apporre una targa ricordo sul frontespizio nella “casa dei maestri”, ci ha dato modo di scoprire la storia di questa famiglia e di svelare perché questa abitazione è così chiamata dagli abitanti anziani di Molino. Vediamo innanzitutto chi erano i maestri e qual’era la loro stirpe famigliare cominciando da Giuseppe Centomo (Pietro Giuseppe), il primo “maestro” che incontriamo

La sua famiglia risiedeva nell'omonima contrada del Comune di Altissimo che ne portava il nome ed era l’unica presente. La prima attestazione risale alla metà del 1500,ma oggi la corrispondente via Centomini

è stata accorpata a via Perari. Giuseppe nasce, secondogenito, il 29 giugno 1867; la sorella Anna Maria nata il 5 giugno 1863 purtroppo scompare per una malattia infantile dopo appena un anno, il 26 luglio 1864. Il papà Domenico, essendo il primo maschio, gli impone come d’uso di un tempo, il nome di suo padre. La mamma Francesca Ferrari è di Crespadoro paese dove i due si erano sposati il 6 febbraio1850. A Giuseppe, seguiranno Francesco, nato il 19 aprile 1870 che darà origine alla genealogia dei ‘Checo’, e Luigi, nato il 18 giugno 1872 da cui discenderanno ortolo e ‘Barba’-Luca.
È una famiglia facoltosa; Bortolamio Centomo, loro antenato, morto nel 1818 a 80 anni è stato un importante notaio di Altissimo e del circondario dove ha esercitato la sua professione per oltre 40 anni, dal 1765 al 1807. È soprattutto a lui che la

famiglia deve la propria crescita economica con l’acquisizione di molti terreni e boschi posti per lo più in località vicine alla contrada. Le buone possibilità finanziarie permisero a Giuseppe di studiare e conseguire

il titolo di Maestro Comunale, qualifica che gli consentì di superare il vaglio della Commissione Comunale di Valdagno ed essere assunto per l’insegnamento nelle Scuole Elementari del Centro (Piazza Dante), nella sezione maschile, dove conobbe e sposò il 10 aprile 1893 la collega Maria Balbo, nativa da

Brendola ( nata il 15 agosto 1868). Nel 1894, dopo un biennio di prova, la moglie venne assunta anche lei come maestra, dopo aver superato l’esame del Consiglio Comunale con 16 voti favorevoli e 4 contrari, nella stessa scuola del marito, ma nella sezione femminile. Nonostante avessero la residenza a Valdagno, all’inizio dimorano, anche se sempre più saltuariamente, in contrà Centomini dove, il 28 agosto 1894, nasce Maddalena, per tutti affettuosamente Lena. Anche per lei -in parrocchia è registrata Maddalena Francesca e all’anagrafe Maddalena Francesca Giulia- il compito di rinnovare il nome della bis nonna e della nonna.

Poi tocca a Domenico Giovanni, nato il 20 agosto 1896, rinnovare il nome del nonno materno e paterno; egli, purtroppo, morirà giovane, nel maggio 1916 a Valdagno, sembra di malattia polmonare. Domenico e Maddalena sono nomi che saranno ripetuti anche in seguito in famiglia. Dopo la morte del padre Domenico, avvenuta il 28 aprile 1899 (la madre Francesca morirà invece il 10 giugno 1904), i tre fratelli, Giuseppe, Francesco e Luigi si dividono la proprietà, secondo le volontà testamentarie dettate dal genitore, ancora nel giugno del 1897. Il valore di queste proprietà stimato in 17.885 lire, comprendeva le abitazioni in contrada e i numerosi terreni, quasi tutti posti nelle vicinanze.

Si acquista la casa.

Alla firma dell’atto non era presente Giuseppe perché, il 13 settembre 1904, fece una procura a Ferrari Gio Battista. Questi, di professione sensaro (mediatore), aveva già concordato altri affari con i Centomo. Giuseppe, all’epoca, risiedeva a Valdagno, in via Mastini 208, (all’incirca dove ora si trova il liquorificio Carlotto produttore del famoso Rosolio) vicino al Municipio, poco lontano dalla scuola dove insegnava. L’atto divisionale fra i tre fratelli fu rogato il 20 dicembre 1904 presso il notaio Zuffellato. A Giuseppe furono riservati terreni per un valore di 980 lire e altri 2.000 in denaro contante; il resto dell’eredità venne divisa tra gli altri due fratelli.

Probabilmente fu con parte di quel denaro che alcuni mesi dopo, nell’aprile del 1905, Giuseppe comperò dai majari (addetti al maglio) Vittorio ed Emilio Rancan (provenienti da San Pietro Mussolino) il mappale 445 sub A sul qual terreno è costruita una casa d’abitazione per il prezzo di 300 lire mentre il sub B e C, terreno adiacente la casa, lo acquista invece da certo Centomo Narciso al prezzo di 100 lire. Ai Rancan questa proprietà era pervenuta dopo che gli stessi fratelli avevano provveduto a dividersi il maglio, le abitazioni e la stalla e, appunto, tutto il mappale 445 (terreno con casa sopra) già acquistati, qualche anno prima, dai fratelli Gio Batta e Girolamo Dalla Valle, vecchi proprietari e costruttori della casa stessa. L’abitazione, dopo l’acquisto dei Centomo, verrà chiamata “la casa dei maestri”; nome che ancor oggi mantiene.

Fu per molti anni la dimora utilizzata principalmente nei periodi di vacanza. I pochi ricordi tramandati, parlano del loro ruolo creativo all’interno della Comunità di Molino, di lezioni scolastiche ed iniziative popolari tra cui la costruzione del cimitero. Anche a Valdagno, all’interno del circolo scolastico i due insegnanti erano molto attivi: Giuseppe fu promotore della Società Docenti di Valdagno e del Patronato Scolastico “Luigi Marzotto” ricoprendo la carica di Presidente.

L'incontro.

La figlia Maddalena, dopo aver conseguito il diploma di maestra, nell’anno scolastico 1916-17 era insegnante presso le scuole elementari di contrada Storti a Recoaro. Durante il periodo bellico della 1.a Guerra Mondiale, in uno dei periodici trasferimenti di fine settimana a casa conobbe, e si innamorò di Virginio Garavoglia, Ufficiale dell’esercito che si trovava in queste zone di retrovia per un periodo di riposo assieme al suo reparto. Virginio era nato il 9 aprile 1891 da una famiglia di agricoltori piemontesi. Finita la guerra, si sposarono a Valdagno nel marzo del 1921.

Nell’atto di matrimonio, Virginio riportava la qualifica di ‘professore’. Subito dopo il matrimonio si trasferiscono nell’abitazione di Virginio a Livorno Piemonte (Vc) ora Livorno Ferraris (paese natale del grande scienziato Galileo Ferraris, ideatore del motore elettrico a corrente alternata). È con questo matrimonio -tra le famiglie Centomo e Garavoglia- che inizia quel legame col paese di Molino. La famiglia Garavoglia si trasferì poi per lavoro a Vigevano, Mantova e Como, dove Virginio per alcuni anni insegnò Lettere Classiche nei ginnasi e licei quindi in Veneto, principalmente a Padova, dove dal 1934 al 1937 fu Preside del Liceo scientifico “Ippolito Nievo”. In quel periodo nacquero Emilio (1921), Elena (1924) e poi Domenico (1927). Virginio Garavoglia percorse le varie tappe di una carriera ricca di onorificenze spostandosi infine a Milano dove divenne Preside dei due più importanti licei classici: dapprima il Berchet e dal 1939 al 1961 il Parini.

Ma torniamo ai maestri e alla loro casa. I coniugi Centomo rimasero a Valdagno fino all’ottobre del 1927. Raggiunta l’età della pensione, si trasferirono a Molino di Altissimo: Giuseppe si congedò col titolo di Preside e la moglie di maestra. Per i lunghi anni di insegnamento, ricevettero entrambi la medaglia d’oro dal Ministero della Pubblica Istruzione. Qui a Molino poterono così dedicarsi a coltivare i terreni e ad ammodernare la loro piccola abitazione in via Sottoriva dove, quando possibile, arrivava la famiglia Garavoglia ad animare la casa. Non pensarono però solo a questo; nel luglio 1928 fanno costruire nel cimitero di Molino, da poco eretto, la tomba di famiglia nella quale fanno traslare da Valdagno la salma del figlio Domenico. Sono citati nella composizione scherzosa scritta in dialetto nostrano da Barba Carlon (Cracco Giuseppe) e recitata nel giorno dell’investitura del nostro primo parroco Don Luigi Carlotto. Testualmente viene detto: “I Maestri Zentomo – onor del paese, sempre davanti – in tutte l’imprese!” L’abitazione, come detto, era inizialmente piccola (e questo si è visto meglio durante i recenti restauri) poi col tempo ampliata e più volte adattata alle necessità dei tempi e all’esigenza famigliare.

Fu custodita e curata sempre da persone fidate di Molino, sia quando i maestri erano a Valdagno ad esercitare la loro professione, che quando vi trascorrevano le vacanze estive. Molte sono le persone di Molino che prestarono servizio in questa famiglia: chi facendo lavori domestici e chi le governanti; per ultime ricordiamo le “Mariettele” (Maria (1895) e Adele (1898) Dal Molin. Il 27 aprile del 1930, Maria Balbo muore in questa casa all’età di 61 anni. La notizia arriva perfino a Valdagno e il Commissario Prefettizio, con un telegramma spedisce le sue condoglianze al maestro e invia una delegazione al funerale. Mancando la moglie, il maestro Giuseppe si trasferisce a Milano, a casa del genero e della figlia Maddalena dove muore il 15 dicembre 1941. Lascia l’ultima volontà di essere sepolto qui a Molino accanto alla moglie e al figlio, nella tomba di famiglia.

La famiglia Garavoglia

Durante questi anni, e anche successivamente, tutta la famiglia - che ora chiameremo Garavoglia- si fa benvolere in paese perché durante le permanenze a Molino facevano corsi di doposcuola ai giovani, alla sera insegnavano materie scolastiche agli adulti, oppure partecipavano nell’organizzazione di qualche spettacolo teatrale. A volte facevano il pienone al teatro parrocchiale leggendo dal palco importanti testi di letteratura classica italiana o i Canti della Divina Commedia. C’è stato anche qualche paesano che arrivò ad imparare a memoria tutti i Canti, nonostante sapesse appena leggere e scrivere avendo frequentato la scuola solo fino alla terza elementare. I figli, fin da piccoli seguono le peregrinazioni del padre, trascorrono anche loro le vacanze estive a Molino facendo amicizia con i coetanei d’età. In particolare Dino, il più irrequieto e scapestrato, passa tutta l’estate a giocare a morra ed altro con quelli che erano considerati i ”monelli” del paese, legandosi in cordiale fraternità con tutta la gente di Molino. Nel periodo bellico della II guerra mondiale, i Garavoglia vivono a Milano: Virginio preside al liceo Parini

mentre i tre figli studiano. Emilio frequenta l’università di Medicina, Elena quella di Lettere Classiche, mentre il minore, Dino, frequenta il liceo Parini. E’ un periodo molto difficile perché nel corso di un bombardamento la loro abitazione venne distrutta costringendo i Garavoglia a vivere da sfollati nella loro casa di Molino. La ricostruzione fu lunga e difficoltosa anche se affrontata con spirito animoso come possiamo apprendere nel libro autobiografico “Nel tempo di una vita” di Alba Tiberto Beluffi in quel periodo compagna di classe di Dino.

I rapporti dell’Autrice con Dino e col Preside Virginio furono particolarmente amichevoli. Nel libro si raccontano le vicende di questo legame e si cerca di far luce sull’operato del Preside che l’Autrice ritiene per la sua apertura mentale e per l’accoglienza  offerta a professori di origine ebraica degno di avere un posto sul Monte Stella a Milano nel Giardino dei Giusti. Sulla generosa e illuminata attività del Preside in tempo di guerra sono in corso specifiche ricerche storiche. Nel frattempo Emilio ed Elena si laureano. Emilio si specializzerà in anatomia patologica e sarà fino al 1975 Primario dell’Ospedale San Giuseppe dei Fatebenefratelli a Milano, mentre Elena andrà ad insegnare dagli anni 50 agli anni 90 le materie umanistiche (Italiano, Latino, Greco, Storia, Geografia) nei Licei Classici e Scientifici di Milano e in particolare per molti anni, al Liceo Scientifico Vittorio Veneto.

Nel dicembre del 1946 muore improvvisamente Maddalena, la moglie di Virginio. Era un inverno freddo, in casa si dovevano accontentare di una stufetta a legna in quanto la caldaia centrale non era in funzione. In quel momento in casa era presente Domenico. Vide la mamma sorridere, lentamente afflosciarsi e scivolare per terra. Questo dramma cambiò la sua vita: abbandonò i libri di medicina e si iscrisse alla facoltà di chimica industriale,una scelta che favorita dalla sorte, dalla passione per il lavoro e dalla sua creatività, lo ha poi portato ai vertici della “Campari”, una Società che è tra i Leader mondiali nel settore del beverage; una eccellenza dell’industria e della creatività italiana. Anche Maddalena viene sepolta alcuni giorni dopo nella tomba di famiglia, nel cimitero di Molino. Per questo la tomba, a metà degli anni ’50, venne ampliata e c’è chi si ricorda di aver visto durante i lavori, tra le bare dei Centomo allineate in cimitero, il professore piangere, seduto su quella della moglie. Nell’archivio della parrocchia si trova uno scambio di lettere tra il parroco Don Luigi Carlotto, il Professor Virginio e suo figlio Domenico. Il parroco, per arginare l’emigrazione, si rivolgeva a loro perché voleva far costruire in paese un cementificio. Iniziativa, ben descritta nella pubblicazione “Molino e la sua chiesa” edita nel centenario della costruzione della chiesa; tuttavia la proposta non trovò seguito a causa della già profonda crisi economica in atto in Italia. Nel periodo estivo di ogni anno, il Professore continuò a trascorrere l’estate qui a Molino, accompagnato dai figli e poi, quando questi si sposarono, attorniato da altri componenti della Famiglia che a turno lo seguiva, trovando conforto anche nell’amicizia del parroco Don Luigi Carlotto. Alla fine della sua carriera di insegnante gli fu conferita nel 1960 la Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica ai benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte e nel 1961 la Medaglia d’oro di benemerenza della città di Milano (Ambrogino d’oro).

Avvenimento inatteso.

Il tre agosto 1964, il Professore torna a Molino per l’ennesima volta per trascorrere un periodo di riposo, ascoltare le novità, informarsi sui cambiamenti del paese, ma anche per rivivere la sua casa delle vacanze, i ricordi, ritrovare Lena…

Purtroppo muore poco dopo aver varcato la soglia della sua casa! Forse fu l’emozione di tornare a Molino. Fu un trauma per tutti con l’unica consolazione che rimase per noi perché fu sepolto nel nostro cimitero accanto alla sua Lena. In suo onore e ricordo alcuni anni dopo l’Amministrazione Comunale gli ha doverosamente intitolato una importante via del paese. La casa dei maestri di conseguenza passò in proprietà alla figlia Elena.

Il progresso, i mutamenti, le abitudini che cambiano seguendo il corso dei tempi fecero si che le visite della Famiglia negli anni a seguire diventassero sempre più brevi e la casa, visti gli impegni della Famiglia sempre più concentrati nel milanese, divenne gioco forza oggetto di vendita.

Il Centro Culturale

È principalmente nella ricorrenza del 1° Novembre di ogni anno che i figli e i nipoti del Prof. Virginio rinnovano la visita al cimitero di Molino dove sono sepolti i propri cari. Tutto il paese sapeva che quel giorno arrivavano i siori da Milano; i tre fratelli si ritrovavano con gli amici e le amiche di un tempo rievocando i momenti gioiosi delle loro vacanze d’infanzia. Fu in una di queste occasioni che Dino, in perfetto accordo con la sorella Elena, sapendo quanto i genitori avessero amato il nostro paese e quanto stesse loro a cuore il suo sviluppo culturale, volle ricordarli contribuendo economicamente alla realizzazione di una struttura che potesse

diventare un fulcro di aggregazione e di sviluppo socio-culturale per tutta la Comunità. Un progetto ambizioso, concordato con l’allora Sindaco Paolo Monchelato e il Gruppo Alpini, che si sviluppava utilizzando i ruderi della vecchia casara trasformandoli in un nuovo edificio idoneo a sede delle varie Associazioni.

Purtroppo, il destino decise diversamente. La prematura morte di Domenico portò ad un ridimensionamento del progetto e nell’aprile del 1996 venne inaugurato il “Centro culturale Molino” dove partecipò al taglio del nastro la vedova Rosa Anna Magno e i due fratelli Emilio ed Elena. C’erano ancora alcuni passivi in atto e la Famiglia, visto l’impegno svolto da parte dei volontari nella costruzione dello stabile, contribuì ad estinguere tutti i restanti debiti dell’opera.

Nel frattempo era stata istituita l’Associazione Centro Culturale Molino che poteva gestire amministrativamente la nuova struttura. All’interno del Direttivo, le funzioni rappresentative e i contatti con Milano furono delegati ad Elena che con la tenacia e l’impegno che l’hanno sempre contraddistinta volle mantenere ben saldo il legame con il paese che sente suo e che le ricorda l’attaccamento della propria famiglia e l’impegno preso dal padre, prima, dal fratello poi.

Istituzione della Borsa di Studio

Da subito Elena ha voluto istituire una Borsa di Studio a ricordo del fratello Domenico ed ogni anno,

il primo novembre partecipa alla consegna dei premi ai tre migliori studenti maggiormente distintisi negli istituti superiori. Nei primi anni di vita la Borsa era riservata agli studenti di Molino, fu poi allargata a tutto il Comune

di Altissimo e in seguito è stata concessa la partecipazione anche agli studenti dei Comuni limitrofi di Crespadoro, San Pietro Mussolino e Nogarole Vicentino.

Un meritato riconoscimento

Questo affetto e questa attenzione rivolto al nostro paese ci onora e ci arricchisce nello spirito, perché oggi più che mai, in una società individualista, le persone come Elena e la sua famiglia dimostrano che saper amare l’altro e donare sono la via per una crescita di valori umani e culturali di tutta la Comunità. Ed è con questo spirito, che durante una importante manifestazione, svoltasi per la prima volta ad Altissimo il 2 luglio 2006 in ricordo delle nostre antiche radici di popolazione Cimbra,

che è stata celebrata la Pubblica Gener Vicinia nella chiesa di Altissimo sull’esempio dei nostri antichi padri che eleggevano a Massari delle loro Comunità le persone che si distinguevano in onestà, prestigio e sapienza. In questa occasione tutta la Comunità Cimbra, su iniziativa della Comunità di Molino,

decretavano solennemente degna di onorificenza la Sig. Elena Garavoglia conferendole la medaglia d’oro di Gran Massaro dei Cimbri Veronesi in riconoscimento dei suoi meriti e lo additiamo a tutte le popolazioni dei nostri monti come esempio di figura morale e civile e di persona saggia da imitare e da onorare. Dopo la morte di Elena nel 2013, la Borsa di Studio al Centro Culturale ha continuato la sua storia ed è ora devoluta a ricordo di Elena, sostenuta dai suoi figli Uberto e Lorenzo De Grandi.

Dal 2018 il nuovo Direttivo l’ha suddivisa in due sezioni (Licei e Istituti tecnici e Professionali) in modo da ripartire più equamente i premi.

Riuniti.

Il tempo segna la vita e, alla loro morte, i due fratelli maggiori, Emilio ed Elena, assieme ai rispettivi coniugi, vollero essere sepolti qui a Molino nella tomba di famiglia accanto al papà e alla mamma onorando così anche le loro antiche radici. Domenico invece è sepolto a Milano assieme alla moglie Rosa Anna Magno.

Al passaggio per la via principale del paese, uno sguardo viene sicuramente rivolto alla casa dei maestri dove, nell’agosto 2014 la famiglia Volpiana, nuova proprietaria, con una bella cerimonia volle apporre una targa affinché non fossero dimenticate le passate vicende avvenute fra queste mura e con essa, affidate ai posteri.

La nuova generazione -che per noi di Molino sono nipoti e pronipoti- non si sono scordati del legame che i loro genitori e nonni avevano con noi. La loro presenza in paese continua e viene dimostrata dalla partecipazione della Borsa di Studio e dal sostegno economico che annualmente vien corrisposto per il funzionamento del Centro Culturale.

Per quanto abbiamo narrato, sarebbe quindi motivo di orgoglio vedere periodicamente ancora a lungo qui riunita a Molino la vecchia e la nuova generazione per rendere omaggio alle antiche radici e scambiarsi, davanti alla tomba dei Nonni, un saluto collettivo tra i discendenti della Famiglia Garavoglia e la nostra Comunità.

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