Il B-25J Mittchell è un bimotore e, con un motore fuori uso, era possibile virare di 60º in quella direzione ed era facile mantenere il controllo sotto i 230 km/h.  Era un aereo incredibilmente robusto; ha un armamento composto da dodici mitragliatrici Browning fisse da 0,50 pollici (12,7 mm) nel muso, due mitragliatrici Browning brandeggiabili da 0,50 pollici nella torretta dorsale, due nella postazione di coda e una per ciascun lato della fusoliera (difensivo); può caricare fino a 13,61 q. di bombe,  la sua velocità massima è di  438 km/h a 3962 m. mentre la velocità di crociera è di 370 km/h., la quota di tangenza: 24.200 piedi (7376 m). Autonomia: 2173 km; apertura alare: 20,60 m.; lunghezza:  16,13 m.

L’equipaggio era composto da sei persone: un pilota, un secondo pilota, il bombardiere, un mitragliere di poppa, un operatore radio che fungeva anche da mitragliere quando serviva, un mitragliere della torretta dorsale…….

La nostra storia.

La missione numero 716 era la 30ª di Ma Allister[1] e cominciò le prime ore di domenica 10 dicembre 1944 quando 22 bombardieri  B 25J decollarono dalla loro base in Corsica direzione per la Liguria.

La missione aveva come l’obiettivo la linea ferroviaria del Brennero a Dolcè, in val Lagarina.

Della formazione facevano parte quattro bombardieri con il compito specifico di mettere fuori uso le postazioni della contraerea nemica  utilizzando le nuove bombe al fosforo bianco da circa 45 kg a cui seguivano poi gli altri aerei  destinati alla distruzione del bersaglio.

Le bombe al fosforo avevano sostituito quelle a spillo le quali esplodevano a terra  rilasciando una miriade di schegge incandescenti ma gli artiglieri conoscendo questo sistema, rimanevano al riparo e, esplose le bombe, balzavano fuori dai ricoveri facendo in tempo a sparare contro la successiva formazione di bombardieri. Le bombe al fosforo avevano le spolette regolate su tempi diversi in modo che una parte esplodevano a un centinaio di metri sopra le postazioni contraeree mentre il resto scoppiava nell’impatto con il suolo accecando gli artiglieri e questo li costringeva a rimanere nei loro ripari per un tempo più lungo permettendo così alle formazioni dei bombardieri di lanciare il loro carico sul bersaglio.

Quel giorno però qualcosa non funzionò.

Fu una missione sfortunata perché la Falck tedesca quel giorno fu particolarmente efficace riuscendo ad abbattere due bombardieri B-25J Mitchell della prima formazione prima ancora che potessero sganciare le bombe.

Il primo fu il “Donna Marie II” di Mac Allister – leader della formazione – che fu colpito nel vano bombe e con un incendio a bordo continuò la sua corsa verso ovest dove perse un motore. Dopo aver sorvolato Campofontana e Castelvecchio (lasciandosi alle spalle una scia fumante), ebbe lo scoppio di una bomba al fosforo ancora a bordo, girò repentinamente a falce sopra Arso di Chiampo andando a schiantarsi nei prati sotto a contrada Broggi di Campanella di Altissimo.

I rottami dell’aereo furono in molta parte trafugati dalla gente del posto lasciando ben poco alle milizie nazifasciste accorse sul luogo dello schianto e quello che recuperarono lo fecero trasportare su dei carri trainati da buoi fino a Montalbieri dove si trovava l’ospedale militare tedesco[2].

Quattro appartenenti all’equipaggio riuscirono a paracadutarsi toccando terra nel veronese tra Bosco Chiesanuova e Selva di Progno; il secondo pilota scese in località Brea a Campofontana dove fu accolto e nascosto per un brevissimo tempo da una famiglia del posto.

Qui c’è una storia particolare che però tralasciamo di raccontare.

Il sesto dell’equipaggio, il comandante Mac Allister, prese a terra a Crespadoro ferendosi. Venne trasportato malconcio (per aver respirato il fumo dell’incendio e ferito ad una gamba nell’atterraggio col paracadute) dagli uomini del Battaglione garibaldino “Giorgio Veronese” che lo trasportarono a Molino di Altissimo, in casa di Giuseppe Cavaliere, “Amleto”, commissario politico della formazione partigiana.

La famiglia Cavaliere tenne nascosto e curò il pilota americano per 18 giorni fino a quando non fu in grado di riprendere a camminare dando avvio a quello che è “Il caso  Mac Allister”..

Il secondo aereo colpito , “El Lobo tre” andò a schiantarsi a Fongara di Recoaro.

Mentre tutto l’equipaggio del primo aereo si erano paracadutati, solo quattro riuscirono del secondo perché gli altri due erano stati uccisi dai colpi della contraerea.

Cinque componenti del “Donna Marie II” e uno de “El Lobo tre” furono subito arrestati dai nazifascisti che li trasferirono nei campi di concentramento in Germania e, finita la guerra, poterono tornare negli Stati Uniti, tre di quest’ultimo aereo furono recuperati dai partigiani e tornarono ai rispettivi reparti mentre per Mac Allister, ripresosi dalle ferite, accompagnato da due partigiani il 28 dicembre 1944 iniziò il suo trasferimento per raggiungere la famosa missione inglese Freccia, dislocata Posina, che l’avrebbe fatto proseguire per la Svizzera.

Si trattava adesso di farlo passare dalla Valle del Chiampo alla Valle dell’Agno dove, tra i monti sopra Recoaro Terme, operava la missione inglese “Dardo” (emanazione della “Freccia” del maggiore Wilkinson) dislocata Posina.

Mac Allister lasciò la famiglia Cavaliere la sera del 29 dicembre 1944, accompagnato da “Amleto” e da “Catone”, commissario politico della Brigata “Stella”. Il trasferimento fu molto faticoso: i tre si potevano muovere solo nelle ore notturne su sentieri fortemente innevati e con un freddo intenso. La notte del 31 dicembre raggiunsero la base della “Dardo” ma non trovarono nessuno perché un rastrellamento fascista aveva costretto la missione a spostarsi in un nuovo rifugio posto sulla riva sinistra del torrente Agno. Senza più contatti, senza più viveri, con “Amleto” febbricitante,  il primo gennaio 1945 i tre si videro costretti a infrangere la regola di non muoversi mai di giorno e, nell’attraversare la strada Recoaro-Valdagno, furono intercettati da un’auto del Comando superiore Sud-ovest che il Feldmaresciallo Kesselring aveva dislocato nel centro termale vicentino alcuni mesi prima. “Catone”, “Amleto” e Mac Allister si gettarono giù per la scarpata del torrente inseguiti dai soldati tedeschi: i primi due riuscirono a raggiungere la sponda opposta e a scomparire tra gli alberi mentre Mac Allister, non pratico dei luoghi e ancora convalescente, rimase indietro e fu fatto prigioniero.

Portato nel carcere mandamentale di Valdagno, venne trattato come un “bandito” dal momento che, sopra la divisa, aveva messo abiti civili regalatigli dai Cavaliere. Il pilota americano fu torturato perché rivelasse i nomi di coloro che lo avevano tenuto nascosto per tanto tempo, ma non parlò. La detenzione di Mac Allister durò otto giorni: nel pomeriggio del 9 gennaio 1945 soldati della polizia militare tedesca lo prelevarono dal carcere e si diressero in auto verso Recoaro. Giunti nel luogo dove era stato catturato, lo fecero scendere fino al greto del torrente e lo uccisero con due colpi di pistola alla nuca. Poco dopo si presentarono al segretario comunale di Recoaro e dichiararono di “aver ucciso un bandito che tentava di fuggire”. In attesa della sepoltura, il corpo di Mac Allister fu trasportato in un ripostiglio adiacente alla sacrestia della chiesa parrocchiale di Recoaro. Mani pietose deposero di nascosto tre mazzetti di elleboro davanti alla porta e tra le inferriate delle finestre di quella improvvisata camera mortuaria.

L’11 giugno 1945 gli americani riesumarono la salma di Mac Allister e la trasportarono nel cimitero militare statunitense di Mirandola. Il rientro nella sua città natale avvenne il 6 aprile 1949. Da allora il comandante del B-25 “Donna Marie II”, ufficiale salvato dai partigiani e “bandito” assassinato dai tedeschi, riposa nel Mt. Crest Abbey Mausoleum di Salem.

Nel 2012 la storia di Mac Allister è diventata il progetto di un lungometraggio, chiamato “Killed in action” portato avanti da Kineofilm, con l’obiettivo di recuperare la memoria di questo fatto di guerra. Si fece una prima fase di recupero delle testimonianze e diversi sopralluoghi sulle contrade, con delle riprese video ma la produzione non ebbe un seguito per mancanza di fondi. Nel 2022 fu intrapresa una seconda iniziativa simile ma anche questa non ebbe un proseguo.

Su iniziativa promossa dal “Veteran of foreign Wars di Vicenza”, col Patrocinio del Comune di Altissimo, Associazioni del territorio e volontari, a ricordo del Tenente Pilota dell’USAAF, L. A. Mac Allister jr., il 7 giugno 2026 a contrada Broggi è stata posizionata una targa e un cippo commemorativo sul luogo dello schiantato dell’aereo.

Molino lo ricorda con l’immagine di Casa Cavaliere dove Mac Allister fu tenuto nascosto e curato per 18 giorni senza esitazioni da parte della famiglia che lo ospitava sui rischi enormi che questo comportava.

Fonti e Bibliografia:

National Archives and Record Administration (NARA);

Air Force Historical Research Center (AFHRA);

Maurizio Dal Lago-Giuseppe Versolato, “Il caso Mac Allister”, Recoaro Terme 2001; “Sempre con la morte in gola”, Archivio storico della Brigata Stella, a cura di Giancarlo Zorzanello-Maurizio Dal Lago, Schio 2008, pp. 88-90;

Maurizio Dal Lago-Franco Rasia, “Ufficiali e ribelli. Piloti americani e missioni inglesi nella Resistenza veneta. 1944-1945”, Cornedo 2018.

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[1] Lee Anthony jr. era nato a Salem (Oregon) il 17 maggio 1920. Nel gennaio del 1943 si arruolò nell’esercito e divenne pilota dei bombardieri medi B-25. Trasferito in Europa nella seconda metà del 1944, fu assegnato al 310° Gruppo basato a Ghisonaccia, sulla costa orientale della Corsica, da dove partivano le missioni di bombardamento nel sud della Francia e nell’Italia settentrionale.

[2]Una ricerca di resti dell’aereo ai Broggi fu intrapresa nel 2006 con i moderni  metal detector  per opera di volontari  e sotto la visione della Comunità Montana Agno-Chiampo portando al ritrovamento solo di minuscole parti.